20 ragazzi stranieri vittime di sfruttamento lavorativo nel territorio fiorentino in visita agli Uffizi di Firenze: iniziativa Cgil per “far conoscere loro un luogo così emblematico della nostra identità”

Hashimi, 29 anni, pakistano, in Italia dal 2017, ha lavorato presso una fabbrica di abbigliamento di Calenzano. 11 ore al giorno, 6/7 giorni la settimana, assunto con contratto par time, in 5 mesi di lavoro gli è stato pagato il corrispettivo di 3 mesi, ha protestato ed è stato immediatamente cacciato, passando un periodo senza una fissa dimora. Abdur, 25 anni, proveniente dal Bangladesh, era con lui prima a lavorare (nella stessa condizione) e poi a protestare. Falikou, 22 anni, ivoriano, ha lavorato con contratto di apprendistato in una ceramica artigiana di Sesto Fiorentino, 12 ore al giorno, 6 giorni la settimana, anche lui a part time ma in 9 mesi di lavoro gli è stato pagato il corrispettivo di 15 giorni. Ha preteso il pagamento degli stipendi, da lì ha subito continue ritorsioni da parte dei datori di lavoro. Hashimi, Abdur e Kalifou, prima di arrivare in Italia, sono stati arrestati in Libia e collocati per 6/7 mesi nei centri di detenzione.
E ora Hashimi, Abdur e Kalifou sono solo tre ragazzi dei 20 (bangladesi, afghani, pakistani, ivoriani, senegalesi e maliani, tutti fuggiti da guerre o miseria, approdati in Italia e poi divenuti vittime di grave sfruttamento lavorativo nel territorio fiorentino) che ieri hanno conosciuto per la prima volta la pinacoteca degli Uffizi, in una visita organizzata da Filctem Cgil e Fp Cgil Firenze, “servita a far conoscere a questi ragazzi questo luogo così emblematico della nostra identità, usando questo momento per fare integrazione, perché è soprattutto attraverso la condivisione della cultura che si può realizzare una vera integrazione. Durante la visita, vedendo le opere esposte nella Galleria, questi ragazzi si sono emozionati, alcuni commossi. Lo sfruttamento lavorativo si combatte anche con l’inclusione culturale, oltre che sociale. Gli Uffizi sono la massima espressione dell’identità e della cultura italiana e fiorentina: questa visita ha fornito ai lavoratori che hanno partecipato una nuova chiave di lettura per comprendere meglio il Paese in cui sono stati accolti”, hanno detto le due sigle sindacali della Cgil, al termine della visita agli Uffizi.
In particolare, hanno fatto parte del gruppo dei 15 alcuni lavoratori della vertenza della ditta Bagnolo di Calenzano. Una lotta sindacale contro lo sfruttamento lavorativo (lavoro nero, orari insostenibili, pagamento irregolare degli stipendi, salari da fame) che qualche mese fa per la prima volta ha visto come protagonisti 25 lavoratori di 5 paesi diversi (Bangladesh, Afghanistan, Pakistan, Costa d’Avorio, Senegal), affiancati da sindacato, istituzioni, associazioni, cittadini. In conseguenza dello sfruttamento subito, questi lavoratori avevano perso alloggio e permessi di soggiorno, rischiando di cadere in condizione di clandestinità: loro hanno avuto il coraggio di ribellarsi e di fare un presidio permanente davanti alla fabbrica, e alla fine hanno ottenuto dei risultati (pagamento di stipendi e arretrati, ricollocazioni). “Nel contrasto allo sfruttamento lavorativo non è facile conquistare la fiducia delle vittime, che non denunciano per non perdere la loro unica fonte di sostentamento; occorre quindi, per combattere questa piaga, oltre alle armi della repressione ovviamente, promuovere anche la crescita personale dei soggetti coinvolti, accompagnandoli verso un’autonomizzazione socio-lavorativa. Per questo abbiamo organizzato la visita agli Uffizi”, concludono Filctem Cgil e Fp Cgil Firenze.

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